Tu sei qui: PoliticaFranco Di Mare risponde a Sindaco di Ravello: «Va sul personale e non chiarisce»
Inserito da (Redazione), martedì 10 aprile 2018 13:32:56
Non tarda ad arrivare, dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno, la replica di Franco Di Mare alla missiva scritta dal sindaco di Ravello Salvatore Di Martino all'indomani dell'articolo a firma del popolare giornalista Rai dal titolo "Le occasioni perse di Ravello".
Di Mare riprende il primo cittadino facendo palese riferimento all'incarico conferito, per questioni di "cuore", nella direzione dell'Auditorium, gestito per poco più di mille euro al mese. Tutte cose che Il Vescovado denunciò tempestivamente e in maniera puntuale, e su cui si ritorna dopo diversi mesi. Segue testo integrale a firma di Di Mare.
Egregio sindaco,
il mio corsivo era relativo allo sfratto di una Fondazione emerita che conferisce lustro al magnifico Comune che le i ha l'onore e l'onere di amministrare.
Ma lei la battuta sul personale, dicendo che sono poco e male informato, e che sono addirittura imbeccato da chissà chi.
Lei di certo ignora che quattro anni fa, ispirandomi alla difficile e per certi aspetti paradossale genesi dell'Auditorium, scrissi un romanzo liberamente ispirato agli aspetti grotteschi di quella vicenda, dal titolo «Il caffè dei miracoli». Non importa. Però vede, signor sindaco, se avessi voluto da retta alle chiacchiere di paese e avessi assecondato il linguaggio da rotocalco rosa che lei usa postando su Facebook una versione leggermente diversa di questa lettera, le avrei fatto notare che conferire incarichi diretti (e, dunque, senza un concorso pubblico) a persone alle quali si è «legati sentimentalmente», come ha fatto lei, non costituisce una scelta felice di questi tempi, se non altro per motivi di opportunità. Ma tant'è: ognuno si muove e agisce come sa e come può. Tuttavia, torniamo al punto, anzi ai punti della sua replica. Lei non smentisce la sostanza di quanto ho scritto: vale a dire che la gestione dell'Auditorium è stata affidata, dopo una gara semideserta, a una società che la gestirà in cambio di una manciata di euro e che la sua amministrazione si farà carico delle utenze. E non smentisce nemmeno (perché non può) che la fondazione Ravello è stata sfrattata dalla sede che occupava. Sono questi i termini della faccenda, e le chiacchiere stanno a zero, come si dice dalle parti nostre.
In quanto alla mia amicizia col professor Domenico De Masi, sappia che me ne vanto. E dovrebbe comprenderlo, invece di brandire la mia genuina ammissione come un'arma: è grazie a lui se Ravello può fregiarsi di un gioiello architettonico come l'Auditorium. Non certo grazie a lei. Ma, come si dice, nessuno è profeta in patria. Un'ultima cosa: quando vuole sono pronto a darle una mano per aiutarla a diradare le nebbie in materia di comunicazione che offuscano certe sue affermazioni e - visto che mi parlava di cattiva ricezione dei segnali Rai nella sua zona - le spiegherò volentieri quali differenze corrono tra un giornalista televisivo e un antennista. La saluto assicurandola che non vedo l'ora di scrivere che Ravello e l'Auditorium brillano di nuova luce. Lo farò non appena accadrà. Ma per il momento - ahimè - Ravello, con lei, brilla soltanto nel firmamento delle occasioni perdute. Compresa quella di tacere quando è il caso.
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